Il sacchetto delle estrazioni

Dite prima che cosa pensate ci sia. Poi estraete, e rifate lo stesso sacchetto.

Informazioni su questo strumento

Sul grande schermo c’è un sacchetto chiuso: nessuno vede che cosa contiene, nemmeno l’insegnante se parte da un sacchetto già pronto. Prima di estrarre, la classe sistema sei pezzi su tre ripiani — pensiamo che questo sia dentro, non ancora deciso, pensiamo che questo non sia dentro — e discute finché non si mette d’accordo. Poi si tocca il sacchetto: esce un pezzo, resta in vista nella fila delle estrazioni e torna subito dentro il sacchetto. Sulla scena non c’è una sola parola: anche un bambino che non legge ancora può fare il suo turno intero.

L’idea è una sola: la stessa causa non dà sempre la stessa figura. Quando la fila è piena si rifà lo stesso identico sacchetto, e la seconda fila non somiglia alla prima. Per un bambino di sei o sette anni questo è difficile da accettare, perché a scuola ha appena imparato che quello che si ripete uguale dà sempre lo stesso risultato. Qui il sacchetto non è cambiato e non è colpa di nessuno: le situazioni casuali si comportano così. E chi dice «lì dentro non ci sono pezzi verdi» non viene smentito da un adulto: gli risponde un pezzo verde che compare tra le estrazioni.

Con un sacchetto di stoffa la previsione della classe si perde per strada, e nessuno può giurare che il secondo giro sia davvero lo stesso sacchetto di prima. Con una presentazione preparata i bambini capiscono in fretta che il risultato era già deciso e smettono di crederci. Qui la previsione si blocca da sola alla prima estrazione e resta lì intatta fino all’apertura; il secondo giro pesca dagli stessi identici pezzi; niente viene mai cancellato. Quando il sacchetto si apre, il contenuto vero si mette accanto alla previsione e lo strumento non aggiunge nessun giudizio: il confronto lo fa la classe. Non mette voti, non misura il tempo e non dice a nessuno quanto ci si poteva aspettare una cosa.

Il sacchetto, la previsione, le estrazioni, l’apertura, i sacchetti che riempite voi e otto sacchetti già pronti restano gratuiti per sempre, senza registrazione. Il piano Insegnante aggiunge la seconda estrazione dallo stesso sacchetto, la fila lunga da quaranta estrazioni, i pezzi illustrati (frutta, veicoli, animali) al posto delle forme, circa centoventi sacchetti già preparati e la stampa della fila da appendere in classe.

Come usarlo in classe

  • Prepara il sacchetto prima di chiamare i bambini al tappeto: ne scegli uno già pronto oppure lo riempi tu, di spalle alla classe. La versione migliore è quella in cui non lo sai nemmeno tu — fai riempire il sacchetto a un bambino durante l’intervallo e tu lo chiudi senza guardarci dentro. Da quel momento sul LIM c’è solo il sacchetto chiuso.
  • Apri la fase della previsione e non toccare il sacchetto finché non hanno finito. La classe dice ad alta voce che cosa pensa ci sia dentro e sposta i pezzi sui tre ripiani: secondo noi c’è, ancora da decidere, secondo noi non c’è. Questo passaggio va fatto tutto PRIMA della prima estrazione: se lasci che qualcuno tocchi il sacchetto mentre stanno ancora discutendo, la previsione non è più una previsione e il resto della lezione non regge.
  • Mentre discutono, scrivi alla lavagna chi ha sostenuto che cosa, con il nome accanto: «Sara dice che pezzi a stella non ce ne sono». Ti serve alla fine, ed è quello che trasforma la discussione in argomentazione invece che in un coro di mani alzate.
  • Tocca il sacchetto una volta per volta e accompagna ogni estrazione a voce, sempre con le stesse parole: esce un pezzo, il pezzo torna subito dentro il sacchetto, e sulla fila resta il segno di quello che è uscito. Ripetilo davvero tutte le volte. Se non lo dici, in due minuti mezza classe è convinta che il sacchetto si stia svuotando e da lì in poi ragionano su un sacchetto che non esiste.
  • A metà qualcuno vorrà spostare i pezzi della previsione: non si può più, si è bloccata alla prima estrazione. Non è una punizione ed è utile dirlo così: cambiare idea si può e si deve, ma si fa parlando, non spostando i pezzi. La previsione bloccata resta lì apposta, per poterla guardare in faccia dopo.
  • Quando la fila è piena, rifai le estrazioni con lo stesso identico sacchetto: la seconda fila si mette sotto la prima e non è uguale. Lascia che se ne accorgano da soli — «ma è lo stesso sacchetto!» — e falli parlare prima di aggiungere qualsiasi cosa. Solo alla fine apri il sacchetto: il contenuto vero compare accanto alla previsione bloccata, lo strumento non segna niente e il confronto lo fanno loro.

Idee per la classe

  • Classe prima, sacchetto con due soli tipi di pezzo, per esempio solo rotondi e solo quadrati. In prima non chiedere quanti: chiedi che cosa si è fatto vedere tante volte e che cosa quasi mai. I bambini seguono la fila con il dito e raccontano; se vuoi una traccia sul quaderno, fagli incollare un gettone di carta per ogni estrazione, senza numeri.
  • Classe prima e seconda: il momento d’oro è quando un bambino dice «di stelle non ce ne sono». Non rispondere. Continua a estrarre e lascia che sia una stella a uscire sulla fila. Da quel momento il tuo ruolo cambia: non sei tu che correggi, è il sacchetto che risponde, e loro cominciano a fare affermazioni più prudenti da soli.
  • Classe seconda: fai riempire il sacchetto a metà classe mentre l’altra metà è girata, poi si invertono i ruoli. Chi ha riempito deve stare zitto e guardare gli altri discutere — è un esercizio di autocontrollo formidabile e la seconda metà si accorge che chi sa non può aiutare. Funziona anche con te: se non lo sai nemmeno tu, ti siedi con loro e fai la tua previsione ad alta voce come uno di loro.
  • Classe terza, agganciato al nucleo Relazioni, dati e previsioni delle Indicazioni nazionali: la fila sullo schermo è una raccolta di dati grezza, e l’obiettivo di terza chiede di rappresentare relazioni e dati con diagrammi, schemi e tabelle. Fai travasare la fila in una tabella sul quaderno con una riga per ogni tipo di pezzo, poi in un ideogramma con un quadretto colorato per estrazione. A quel punto metti le due file dello stesso sacchetto una sotto l’altra e chiedi di rappresentarle tutte e due: si vede a occhio che i due disegni non coincidono pur venendo dallo stesso sacchetto, ed è lì che si argomenta.
  • Classe seconda e terza, come routine breve: stesso sacchetto per tutta la settimana, cinque minuti dopo l’intervallo, una fila al giorno appesa al cartellone. Il lunedì la classe è sicurissima di quello che c’è dentro, il giovedì è molto più cauta, e il venerdì apri il sacchetto davanti a tutte le file appese. È il modo più economico di far vedere che il caso non si smonta in una lezione sola.